Dietwald e gli altri (2012)

Genere: Letteratura/Fantasy
Edizione: 2
Anno pubblicazione: 2018
Formato: 20,5×28,5
Foliazione: 120
Copertina: morbida
Interno: colore
ISBN: 9788892351264


Copertina Dietwald e gli altri“Il gioco consiste nell’inventare e nell’illustrare una storia collettiva; può essere stimolato da un apposito mazzo di carte preparato dall’animatore incollando su una cinquantina di cartoncini figure e immagini varie ritagliate da giornali o da riviste. La lettura di queste immagini è sempre diversa perché ciascuna carta del mazzo è collegabile con la precedente solo per libera associazione d’idee o comunque mediante un gioco di fantasia. (…)” [1]

Mentirei affermando – come avrei voluto – che tutto è cominciato con l'”ascolto” dell’immagine pubblicata in copertina.

Tutto è cominciato, invece, osservando altre mie fotografie, non sempre le migliori, ma parte di quelle alle quali sono più affezionato perché sanno creare un dialogo (o almeno, a me, sembra così).
Mi sono soffermato su di esse e ho cercato di “ascoltare” ciò che avevano da raccontare. Tutto qui.

Un gioco all’apparenza bizzarro – ispirato alla tecnica delle “carte in favola” di Franco Passatore – e ripetibile all’infinito con altrettanti risvolti e sviluppi: a chiunque le guardi, queste immagini (come qualsiasi altra) raccontano storie sempre diverse. Per questo motivo il libro è impaginato in modo tale da permettere ad ogni lettore di “ascoltare” la propria storia, per poi confrontarla con la mia e accorgersi – ovviamente – che è del tutto diversa (meraviglie della creatività umana!).[2]

Un gioco con me stesso e con il lettore, dunque, come tante volte ho sperimentato – nella mia abituale veste di educatore – con i miei ragazzi e le mie ragazze. Uno splendido esercizio mentale.

Le immagini (in gruppi di una, due o tre) mi hanno raccontato storie di personaggi più o meno “ordinari”, proiettati in “realtà altre”, mondi paralleli costruiti attorno alle mie ansie e alle mie speranze, ai miei demoni e ai miei dèi – come direbbe Lucia -, cavalcando spudoratamente la fantasia, spaziando dalla fiaba al gotico, dal fantastico al grottesco, lungo un cammino per il quale mi è parso di incontrare Italo Calvino come Edgar Allan Poe, Tiziano Sclavi come i fratelli Grimm, Howard Phillips Lovecraft come Dino Buzzati.

Ma fra tanti maestri/ispiratori non voglio certo dimenticare la grande scuola della strada e quella degli utenti dei mezzi pubblici (dei quali mi onoro di far parte e ai quali mi è parso doveroso dedicare “Giobbe”…), con i loro discorsi incazzati e talvolta teneri, spesso divertenti e molte volte paradossali, irriverenti, ironici, surreali, amari.

Sette storie minime (se non addirittura minimaliste) e un epilogo che raccontano sette personaggi (che si fanno otto per non escludere l’Autore) quasi sempre battezzati spudoratamente con nomi o soprannomi che per etimologia, assonanza o convenzione fanno presagire o risaltare i rispettivi destini.
Solo Dietwald si sottrae a questa regola.

Sette storie perché, secondo la numerologia, il 7 è numero che predispone all’introspezione, all’osservazione, alla profondità e alla riflessione, mentre se si vuole considerare l’epilogo come ottava storia, ecco il numero 8, universalmente considerato numero dell’equilibrio cosmico. Anche se, a pensarci bene, considerazioni di questo tipo sono forse un po’ azzardate se inquadrate dalla manifesta piccolezza del lavoro.

Sette storie di personaggi slegati tra loro, accomunati solo da una sottile vena ironica (che neanche i momenti più drammatici riescono ad affievolire), “incastrati” in un meccanismo nel quale ogni elemento (parola o immagine) preso a sé non ha quasi importanza, ma che prende vita nel momento in cui le varie parti che lo compongono entrano in sinergia. Senza dimenticare le figure che sarebbe ingiusto definire “minori”, facendo parte a pieno titolo dell’intero meccanismo, giocandosi spesso il ruolo con l’interprete principale.

È così che torniamo al principio: l’immagine di copertina.

È l’unica che apparentemente non racconta alcuna storia, anche se in realtà quegli intrecci che saltano all’occhio le raccontano tutte: si è quasi “scelta da sé” alla fine della stesura dei testi, e credo che – tra le varie simbologie che mi sono divertito ad inserire in questo lavoro pur non inseguendo nessun fine cabalistico od esoterico – sia stata una scelta efficace.

Questa è la Verità. O, almeno, una possibile verità…


NOTA:
il libro può essere acquistato online su ilmiolibro.it e su tutti i maggiori book store (Feltrinelli, IBS, Amazon, ecc…).


[1]
Mettiamo le carte in favola“, in Franco Passatore, Silvio Destefanis, Ave Fontana e Flavia De Lucis, “IO ERO L’ALBERO, TU IL CAVALLO” (Guaraldi, Bologna, 1972).
Citato in Gianni Rodari, “GRAMMATICA DELLA FANTASIA” (Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, 1973)

[2]
Lo schema di impaginazione scelto permette al lettore anche di staccare le immagini per ritagliarle, incorniciarle, appenderle o, eventualmente, bruciarle (moto dell’animo del tutto comprensibile)

Print Friendly, PDF & Email

Autore: Raffaele Corte

Educatore, Scrittore e Fotografo (o meglio: manipolatore di immagini e immaginazione). Un giorno - forse - perfino musicista (ma alla sua veneranda età ci crede poco...)

Lascia un commento