Addio alla QZERTY (2017)

Genere: Narrativa Fantasy
Listino: € 12,90
Editore: Albatros
Collana: Nuove Voci Confini
Pagine: 164
EAN: 9788856790269


Copertina di Addio alla QzertyDietro un titolo dal sapore vagamente hemingwayano, si nasconde il seguito ideale di quel “Dietwald e gli altri” (2012) che è stato il mio esordio editoriale.

Torna il tema della crisi creativa e dello spaesamento dell’Uomo/Creatore, messo nero su bianco recupe­rando la forma del Racconto Fantastico (mai sopita passione) alla quale ho voluto dare nuova fisionomia inserendo storie sle­gate tra loro all’interno di un “fil rouge” più articolato, ambien­tato apparentemente ai giorni nostri, costruito apparentemente come una storia di amori (per il padre e per la donna, per l’og­getto-simbolo e per il significato dei segni, per la scrittura e per la mera speculazione intellettuale), narrato apparentemente come un’autobiografia e con il consueto (più libertario che libero) utilizzo di parole e punteggiatura, senza tralasciare – in alcuni casi – il divertimento di creare neologismi.

Storie, talvolta, anche dure, sulle quali si adagiano veli nebbiosi di realtà ad offuscare – naturalmente senza cancellarli – i colori della pura fantasia. Come in “Walterebasta”, sui drammi dell’infanzia, o in “Attenti al treno!”, sulla tragedia del femminicidio. O, ancora, in “Totenkopf”, nella quale metto a nudo una delle mie personali e più angoscianti fobie.

In un’altra occasione (“eCard, maledetta eCard”) ho voluto cimentarmi invece nella narrazione di un fatto reale – una di quelle realtà che superano la fantasia – pur concedendomi alcune “licenze” per rendere più appetibile e fluida la dinamica del racconto.

Storie altalenanti tra la fiaba e il gotico, tra il fantasy ed il grottesco, tra il nonsense e l’horror, scritte cercando di seguire gli insegnamenti dei miei soliti – inconsapevoli – “maestri” (da Edgard Allan Poe a Italo Calvino, dai fratelli Grimm a Tiziano Sclavi, da  Howard Philips Lovecraft a Dino Buzzati, fino a Joe R. Lansdale) che non posso fare a meno di ringraziare ancora, e ancora…

Come già in “Dietwald” – per la prima edizione – ho voluto trasporre in prosa i racconti narrati da “immagini parlanti” realizzate nel corso degli anni e che ho scelto tra quelle che maggiormente sono state in grado di scatenare (in senso etimologico) fantasie, ambienti e personaggi tenuti prigionieri nei meandri della coscienza, pur inserendole in un modello di impaginazione che intendeva privilegiare il testo.

Per la versione edita da Albatros nella collana Nuove Voci, invece, dopo un’attenta rilettura mi sono reso conto che il testo è perfettamente in grado di “viaggiare” da solo, e per questo ho rinunciato all’inserimento delle foto, godendo della gioia di un prodotto apprezzato proprio perché svincolato da possibilità di distrazione.[1]

Le “immagini” rimangono nel sottotitolo (che è ancora quello originale) a sottolineare comunque un intreccio tra “apparenze” letterarie e “apparenze” mentali.
Rappresentazioni, insomma, di luoghi e oggetti e persone virtuali che traghettano l’immaginazione oltre i confini della Realtà, pur traendone origine.

E mi scuso se è poco…


Ascolta l’incipit del libro:


NOTA:
il libro può essere acquistato nelle librerie e online su Albatros Il Filo e su tutti i maggiori bookstores (Feltrinelli, IBS, Amazon, ecc…).

In alternativa è anche possibile l’acquisto in formato cartaceo autografato con richiesta diretta all’autore: (VEDI COME)

SI RICORDA CHE LE VENDITE DELLE COPIE DELL’OPERA CONTRIBUIRANNO ALLA REALIZZAZIONE DEI LABORATORI SOLIDALI DI SCRITTURA “LETTERARIAMENTE”, RISERVATI A UTENTI SEGUITI DAI SERVIZI DI SALUTE MENTALE.


[1]
Le immagini originali sono tuttavia visibili su Facebook alla pagina “Raffaele Corte Storyteller

Fantasmi in condominio (2015)

Genere: Letteratura/Fantasy
ISBN Libro: 9788891096425
Edizione: 2
Anno pubblicazione: 2015
Formato: 15×23
Foliazione: 132
Copertina: morbida
Interno: bn


Copertina di Fantasmi in condominio
È bene sapere che…
…siamo tutti un po’ fantasmi: volenti o nolenti, belli o brutti, ricchi o poveri, buoni o cattivi.
Si vive in un’epoca pervasa da amicizie virtuali che tolgono la maggior parte degli spazi a quelle reali, dove masse di sconosciuti conoscono tutto di noi (penso ai social network – ovviamente -, ma anche alle infinite “aree videosorvegliate”, alla tracciabilità dei telefoni cellulari, alla nostra identificabilità non per nome e cognome, ma per l’astruso codice definito “fiscale”…) mentre noi non conosciamo nemmeno il nome del nostro vicino di casa, quello in carne ed ossa.
Forse in senso liberatorio la nostra storia si sviluppa in un condominio popolato da fantasmi sociali, da gente incapace di emergere ed apparire, che si arrabatta nell’illusione di riuscire a condurre un’esistenza piena e vera.
Macchiette, pennellate di umanità dolente, niente affatto rassegnata ma priva degli strumenti elementari per reagire alle brutture della vita e a quelle provocate dall’unico fantasma ufficialmente riconosciuto della narrazione.
Almeno fino ad un certo punto, perché in ogni romanzo che si rispetti deve sempre saltar fuori l’Eroe. Che nel nostro caso è un Eroina, e a vedere bene neanche così eroica. Ma certamente pragmatica e decisa…
I personaggi di questo romanzo sono nati e cresciuti attorno alle paure di chi li ha creati: adolescenti che sono stati spinti al ragionamento e alla creazione nel corso di un Laboratorio Teatrale nato all’interno dell’Istituzione Educativa nella quale opero tuttora e che ho animato insieme alla collega Lucilla Focheschi.
Con ottimi risultati, considerando la qualità del prodotto che ne è scaturito: un’opera teatrale interamente concepita dai ragazzi e dalle ragazze (titolo originale “Viale D. Tadalnaso 666“) andata in scena nel 2009.
Il testo è talmente intrigante, irriverente, divertente (il primo capitolo del libro non tragga in inganno…) e a tratti profondo da avermi spinto a questa trasposizione in romanzo.
Naturalmente ho cercato di colmare le distanze tra narrazione teatrale e romanzata, di rendere più “adulto” ed appetibile il testo, di svilupparlo e approfondirlo, non riuscendo, in tante e tante occasioni, a liberarmi dalla mia naturale predisposizione per il racconto breve, ma sforzandomi di mantenere per quanto possibile la freschezza del lavoro originale, a cominciare dai dialoghi teatrali che ho cercato di conservare inalterati per quanto ho potuto e che ho voluto salvaguardare in un doveroso tributo alle ragazze e ai ragazzi che hanno inconsapevolmente contribuito alla realizzazione di questo lavoro.
Il tutto tentando di far pensare il lettore in mezzo alle sue risate, o di far ridere il lettore in mezzo ai suoi pensieri: non fa differenza. Purché non si annoi!…


NOTA:
il libro può essere acquistato online su ilmiolibro.it e su tutti i maggiori book store (Feltrinelli, IBS, Amazon, ecc…).


 

Dietwald e gli altri (2012)

Genere: Letteratura/Fantasy
Edizione: 2
Anno pubblicazione: 2018
Formato: 20,5×28,5
Foliazione: 120
Copertina: morbida
Interno: colore
ISBN: 9788892351264


Copertina Dietwald e gli altri“Il gioco consiste nell’inventare e nell’illustrare una storia collettiva; può essere stimolato da un apposito mazzo di carte preparato dall’animatore incollando su una cinquantina di cartoncini figure e immagini varie ritagliate da giornali o da riviste. La lettura di queste immagini è sempre diversa perché ciascuna carta del mazzo è collegabile con la precedente solo per libera associazione d’idee o comunque mediante un gioco di fantasia. (…)” [1]

Mentirei affermando – come avrei voluto – che tutto è cominciato con l'”ascolto” dell’immagine pubblicata in copertina.

Tutto è cominciato, invece, osservando altre mie fotografie, non sempre le migliori, ma parte di quelle alle quali sono più affezionato perché sanno creare un dialogo (o almeno, a me, sembra così).
Mi sono soffermato su di esse e ho cercato di “ascoltare” ciò che avevano da raccontare. Tutto qui.

Un gioco all’apparenza bizzarro – ispirato alla tecnica delle “carte in favola” di Franco Passatore – e ripetibile all’infinito con altrettanti risvolti e sviluppi: a chiunque le guardi, queste immagini (come qualsiasi altra) raccontano storie sempre diverse. Per questo motivo il libro è impaginato in modo tale da permettere ad ogni lettore di “ascoltare” la propria storia, per poi confrontarla con la mia e accorgersi – ovviamente – che è del tutto diversa (meraviglie della creatività umana!).[2]

Un gioco con me stesso e con il lettore, dunque, come tante volte ho sperimentato – nella mia abituale veste di educatore – con i miei ragazzi e le mie ragazze. Uno splendido esercizio mentale.

Le immagini (in gruppi di una, due o tre) mi hanno raccontato storie di personaggi più o meno “ordinari”, proiettati in “realtà altre”, mondi paralleli costruiti attorno alle mie ansie e alle mie speranze, ai miei demoni e ai miei dèi – come direbbe Lucia -, cavalcando spudoratamente la fantasia, spaziando dalla fiaba al gotico, dal fantastico al grottesco, lungo un cammino per il quale mi è parso di incontrare Italo Calvino come Edgar Allan Poe, Tiziano Sclavi come i fratelli Grimm, Howard Phillips Lovecraft come Dino Buzzati.

Ma fra tanti maestri/ispiratori non voglio certo dimenticare la grande scuola della strada e quella degli utenti dei mezzi pubblici (dei quali mi onoro di far parte e ai quali mi è parso doveroso dedicare “Giobbe”…), con i loro discorsi incazzati e talvolta teneri, spesso divertenti e molte volte paradossali, irriverenti, ironici, surreali, amari.

Sette storie minime (se non addirittura minimaliste) e un epilogo che raccontano sette personaggi (che si fanno otto per non escludere l’Autore) quasi sempre battezzati spudoratamente con nomi o soprannomi che per etimologia, assonanza o convenzione fanno presagire o risaltare i rispettivi destini.
Solo Dietwald si sottrae a questa regola.

Sette storie perché, secondo la numerologia, il 7 è numero che predispone all’introspezione, all’osservazione, alla profondità e alla riflessione, mentre se si vuole considerare l’epilogo come ottava storia, ecco il numero 8, universalmente considerato numero dell’equilibrio cosmico. Anche se, a pensarci bene, considerazioni di questo tipo sono forse un po’ azzardate se inquadrate dalla manifesta piccolezza del lavoro.

Sette storie di personaggi slegati tra loro, accomunati solo da una sottile vena ironica (che neanche i momenti più drammatici riescono ad affievolire), “incastrati” in un meccanismo nel quale ogni elemento (parola o immagine) preso a sé non ha quasi importanza, ma che prende vita nel momento in cui le varie parti che lo compongono entrano in sinergia. Senza dimenticare le figure che sarebbe ingiusto definire “minori”, facendo parte a pieno titolo dell’intero meccanismo, giocandosi spesso il ruolo con l’interprete principale.

È così che torniamo al principio: l’immagine di copertina.

È l’unica che apparentemente non racconta alcuna storia, anche se in realtà quegli intrecci che saltano all’occhio le raccontano tutte: si è quasi “scelta da sé” alla fine della stesura dei testi, e credo che – tra le varie simbologie che mi sono divertito ad inserire in questo lavoro pur non inseguendo nessun fine cabalistico od esoterico – sia stata una scelta efficace.

Questa è la Verità. O, almeno, una possibile verità…


NOTA:
il libro può essere acquistato online su ilmiolibro.it e su tutti i maggiori book store (Feltrinelli, IBS, Amazon, ecc…).


[1]
Mettiamo le carte in favola“, in Franco Passatore, Silvio Destefanis, Ave Fontana e Flavia De Lucis, “IO ERO L’ALBERO, TU IL CAVALLO” (Guaraldi, Bologna, 1972).
Citato in Gianni Rodari, “GRAMMATICA DELLA FANTASIA” (Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, 1973)

[2]
Lo schema di impaginazione scelto permette al lettore anche di staccare le immagini per ritagliarle, incorniciarle, appenderle o, eventualmente, bruciarle (moto dell’animo del tutto comprensibile)