Cosa pensano di “QZERTY”

il pensatore

Come in una giostra affascinante
Un romanzo che spicca per originalità e dal titolo misterioso, ma pensandoci un attimo si può comprendere cosa sia, un piccolo enigma in partenza da parte dell’autore!
Addio alla QZERTY è un’antologia di racconti legati tra loro dal filo conduttore dell’alfabeto, precisamente da una particolare combinazione di lettere.
Raffaele Corte dimostra inventiva e ironia già nel primo capitolo della narrazione, che serve da introduzione e spiegazione sia del titolo che di ciò che leggeremo in seguito.
Protagonista uno scrittore con la sindrome da “pagina bianca”, spinto al cambiamento da un sogno fino ad una ritrovata creatività. Questa la trama in breve.
Nel romanzo troviamo una struttura a doppio filone narrativo. Da una parte la vita del protagonista, dall’altra in alternanza, i racconti dove trovano ragion d’essere le sue “creature”, gli scritti ispirati dalle prime lettere della tastiera del PC, QWERTY, che hanno dato una piccola ma sostanziale innovazione a quelle dell’obsoleta macchina da scrivere, QZERTY appunto.
Un ritmo sempre ben scandito accompagna il lettore in un’esperienza divertente e profonda, a volte spensierata, altre riflessiva. Vari gli argomenti dei racconti dove le trame non si intersecano tra loro, come i generi che cambiano passando dal fantasy al gotico, fino al giallo, innescando la curiosità di scoprire cosa tratterà la nuova narrazione. I capitoli incentrati sullo scrittore, invece, procedono con linearità, in evoluzione, dando l’idea dello scorrere del tempo e del cambiamento in atto nella sua quotidianità, riflesso della modificazione dei tasti, rendendo più stretto il rapporto col titolo.
La sensazione che si ha è quella di passare dalla realtà al sogno, così come passiamo dalla vita vera a quella narrata, in una giostra affascinante.
Addio alla QZERTY è una sorpresa, un romanzo che rivela la cultura dell’autore e la sua bravura nel comunicare col lettore, creando una lettura immediata, piacevole ed intrigante.
Consigliato a tutti coloro che amano essere stupiti dai libri, che sanno andare oltre le parole, seguendo il filo nero dell’inchiostro fino al suo significato più profondo.

Tatiana Vanini (su “Librierecensioni.com”)

Blues, immagini ed altre emozioni
Esistono emozioni ed emozioni, suscitate da esperienze di vita, dalla visione di un film, dall’ascolto di un brano musicale, dalla lettura di un libro. Brividi di empatia o simpatia, di coinvolgimento, di freddo, paura, sgomento, autoanalisi.
In questo bel testo, costruito con la solita capacità dell’Autore di spiazzare il lettore e di stupirlo con trovate tanto originali quanto ardite (e “pericolose” dal punto di vista commerciale), ritroviamo tutta, o quasi, la rosa possibile di brividi e di emozioni.
I racconti sono scarni, essenziali, confezionati quasi “di pancia”, come se la Fantasia tanto evocata dallo scrittore fosse solamente il telo retroilluminato sul quale si proiettano le ombre di esperienze (e fobie, come egli stesso ammette nelle sue “considerazioni d’Autore”) assolutamente tangibili e reali.
Traspare da essi l’amore per l’Arte (in due occasioni), la visione coinvolta ed angosciata di problemi che, purtroppo, di fantasioso hanno ben poco (gli abusi sui minori, il femminicidio, la ferrea stretta della burocrazia) e l’eterno dilemma che pur senza scomodare Stevenson o Pirandello ci porta a ragionare sulla doppiezza dell’essere umano.
Tutto questo narrato con la fluidità, l’ironia e la passione per il paradosso alla quale siamo stati già abituati nei precedenti lavori “Dietwald e gli altri” (dal quale si riprende anche la tecnica di narrazione ispirata da immagini fotografiche) e “Fantasmi in condominio”.
Tutto questo, ancora, inserito in un racconto più lungo nel quale si intrecciano angoscia, amore, sogno, musica, forse magia, certamente mistero, riferimenti storici, letterari, semiologici e, grazie al Cielo!, lieto fine.
Non è possibile stilare una classifica tentando di stabilire quale dei racconti sia il migliore, tanto diversi sono gli spunti ed i modi di raccontarli.
Personalmente, però, mentirei se non ammettessi il risalire di forti brividi per la schiena nel leggere “Walterebasta”, trovandomi io stessa “sommersa ed inghiottita da quei fiumi di dolore mai immaginati”.
Dunque un libro certamente da leggere (e da vedere), magari facendo andare del buon blues come sottofondo.

31 ottobre 2017 – Carla Di Russo

Un libro estremamente interessante
Un libro estremamente interessante, ricco di immagini e di fantasia.
L’autore presenta al pubblico delle storie diverse, tutte con un unico filo conduttore, che incantano e stupiscono.
Fantasia e immaginazione si fondono con personaggi, luoghi e situazioni creando un’esperienza unica nel suo genere.
Le immagini sono straordinarie, riescono a completare un lavoro letterario già fatto molto bene.
Un libro sicuramente complesso e ben strutturato che dimostra le capacità dell’autore .
Mi è piaciuto molto e lo consiglio.

02 novembre 2017 – Nadia Veltri

Addio alla QZERTY
“Addio alla QZERTY” di Raffaele Corte è una raccolta di novelle, inserite, che come nelle migliori tradizioni letterarie, in una cornice. Questa non è costituita dalla peste a Firenze o dalle sventure amorose del re di Persia ma dalla vicenda (autobiografica?) di uno scrittore, in guerra con l’ispirazione, che scopre l’informatica e la scrittura digitale. La scoperta della modernità – ma anche l’utilizzo di un vecchio, tradizionalissimo libro – riusciranno a risolvere i suoi problemi creativi ed esistenziali.
Le novelle, in numero di 6 come le lettere che costituiscono l’inizialmente misteriosa parola QZERTY, spaziano per tematiche disparate, tutte caratterizzate, però, da un’atmosfera che si potrebbe definire alla “Twilight zone”, per utilizzare il titolo di una serie – fortunata almeno per noi ragazzi di allora – televisiva degli anni ’60 che fu tradotta in italiano col titolo “Ai confini della realtà”. In essa il surreale veniva utilizzato per ampliare, deformare, aprire nuovi punti di vista sulla realtà di tutti i giorni, che può essere costituita dalla figura di un writer che si esprime nel dipingere e dare la propria impronta agli spazi urbani, o di una ragazza in fuga dalla propria prigionia di vita per un luogo che non esiste.
Quali le scelte stilistiche dell’autore? Sia per quanto riguarda il lessico che lo svolgersi del racconto Il libro sembra richiamare il modo di scrivere di P.G. Wodehouse. Un’ironia sottile e bonaria avvolge i personaggi e, soprattutto, lo stesso protagonista narrante, conducendolo da un’esistenza molto vicina a quella di un barbone ad una famiglia radiosa e felice.

08 novembre 2017 – Salvatore Ciccarello

A wonderful book
This was a wonderful book. I would put it somewhere between the Freakonomics books and the books by Malcolm Gladwell.
It’s full of many interesting results from his research on behavioral economics, which is a topic that I’m less familiar with. Basically, the point of the book was to point out situations where people tend not to act as rationally as they could in order to help them make better decisions.
I thought a great illustration of this was the instance where people had three papers due in a semester, and depending on their cohort, were either allowed or not allowed to determine the due dates (and hence ensure that they wouldn’t all be due at the same time).
With the knowledge of your own shortcomings, you are better able to anticipate them and act accordingly!
While not quite as engaging as Gladwell, it’s a very readable book. His style is essentially to give an in-depth example of one person, and then expand the discussion to the entire sample.

Stefan Lungu (Saint-Remy, France)

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